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Si esprime con una verve, di una semplicità disarmante e con la quale afferma: “Non so disegnare con la matita e quindi uso lo spago per tracciare le immagini che voglio raffigurare e che in seguito coloro con i pigmenti”. Simonetta, apre così un varco a una forma di artigianato che applica abilmente rendendola un fluido strumento della sua arte.
Le sue visioni sono ispirate da impressioni rivisitate, ma anche semplici cartoline sulle quali si è soffermata sognando ad occhi aperti un universo nuovo, rendendo così il suo lavoro funzionale alle sue possibilità . Sceglie, giorno dopo giorno l’autenticità di una vita e ricorda, raccontando questo punto fondamentale della sua anima, la cultura del pane. Semplice e buono.
Per questo, usa la carta da riciclare, come elemento fondamentale del suo lavoro, che tratta plasmandola e distruggendola con le sue stesse mani sino a farla diventare il supporto di ogni pannello ma anche il movimento delle immagini che questo raffigura, non curante della tecnica che cede il passo alle emozioni, alle quali si abbandona liberamente.
Poesia e immagini convivono in un viaggio che come in un racconto si sa da dove si parte ma non si sa dove si arriva e durante il percorso, Simonetta, traccia la sua storia nutrendosi di fotogrammi che cattura con gli occhi e che conserva come un importante bagaglio. Grazie al quale genererà nuove emozioni che traccia con il suo inseparabile spago delineando i contorni di una vita catturata così.