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Altri come me, appassionati di ricerca e sempre alla scoperta di nuove proposte, mi hanno vivamente consigliato di fare un salto, essendo a
Parigi, da
Mahatsara,
uno spazio di fronte a Merci e nel mio quartiere preferito, il Marais.
Mi sono avviata, depennando l’impegno dalla mia agenda, con spirito prevenuto; ho sempre associato
etnico a obsoleto.
Mai essere prevenuti e se trattasi di inconsueto, l’imperativo è quello di tenersi sempre aperti; esistono progetti che, come questo, mirano ad un concetto preciso ‘Made with Love, Fatto con amore’. E con ‘Love’ Mahatsara non intende lanciare uno slogan buttato lì per sfruttare un una parola peraltro già utilizzata da molti, ma bensì sottolineare una vocazione che si concretizza in un faticosissimo progetto e traduce in effetti visivi ed emozionali, una collezione di mobili, oggetti e tessili, credibili e più che mai desiderabili.
Poetici, gioiosi, eccentrici e umoristici, ma certamente non obsoleti.
Il tutto si presenta in uno spazio solare animato da una forte volontà; non farsi sopraffare dal senso di impotenza a fronte di tanta povertà, ma affrontarla in modo creativo generando, nuove ed inaspettate alchimie.
Ad accogliermi l’ideatore
Pierre,
Emmanuel Chatiron, che con i suoi due soci
Catherine de La Poype e
Christophe Hillé, tutti appassionati d’
Africa, hanno pensato di dare il via a questo nuovo ‘concept’ che ha catturato l’attenzione di molti rendendo il loro marchio il vero precursore di questo filone.
Con fare amabile e raffinato,
Pierre – Emmanuel spiega il progetto, il suo percorso e gli obiettivi.
Le sue parole per quanto utili ai fini di un articolo, svaniscono pertanto a fronte di una proposta di colori e forme originali per la fusione di culture ben rappresentata, come ad esempio per la
toile de jozi che fa il verso alla
toile de jouy, illustrando con la stessa eleganza degna di uno stile francese, scene di vita africana e con essa molte altre proposte che interpretano l’anima di una terra cosi ancestrale resa del tutto contemporanea per design e abbinamenti. E lo sguardo riceve un vero e proprio esercizio di stile, per una volta non identificabile, soprattutto nell’etnico, ma che assume il sapore di una
fusion o di un’autentica integrazione, laddove per una volta,
designer e
artigiano, benestante e povero hanno viaggiato sulla stessa frequenza.
Sono molti i designer che hanno deciso di unirsi a questo progetto come ad esempio
Magda van der Vloed,
Yda Wald,
Andile Dyalvane,
Clementina van der Walt , dando il loro contributo affinché associazioni Sud Africane potessero generare lavoro nelle township, aggiornando con idee ciò che il
Sud Africa e il suo artigianato offre, ma soprattutto attingendo nuove ispirazioni a loro cosi lontane e sconosciute ricevendo in cambio, nuovi stimoli e una creatività inattesa.